Disabilità e lavoro: il diritto (ancora lontano) all’inclusione
Disabilità e lavoro: il diritto (ancora lontano) all’inclusione

«Le aziende italiane cercano ancora il lavoratore con disabilità alto, biondo e laureato».
Questa battuta amara, diventata quasi proverbiale, racconta bene lo stato attuale dell’inclusione lavorativa per le persone con disabilità in Italia: tra buone intenzioni e grandi ritardi.
A 26 anni dalla legge 68/1999, che avrebbe dovuto promuovere inserimento e integrazione, la strada è ancora lunga. Lo confermano i dati: solo il 35,8% delle persone con disabilità ha un lavoro (contro il 62% della popolazione generale) e la percentuale scende al 26,7% tra le donne. Il divario cresce a seconda del titolo di studio: lavora solo il 19,5% di chi ha la licenza media, ma ben il 63,5% dei laureati.
Eppure, non si tratta solo di numeri. L’articolo che vi proponiamo analizza in modo lucido e profondo le cause strutturali di questa esclusione: dalla scarsa formazione professionale alle criticità nelle liste di collocamento, fino alla contraddizione degli assegni di invalidità che disincentivano il lavoro.
A fronte di tutto ciò, non mancano proposte e soluzioni: il ruolo chiave del disability manager, le “isole formative” sperimentate da alcune aziende, e la necessità di una riforma coraggiosa e condivisa della normativa.
Un articolo che aiuta a comprendere quanto sia urgente passare dalle parole ai fatti. Perché l’inclusione lavorativa non è solo una questione occupazionale: è una questione di diritti, giustizia e dignità.
Di seguito il link per approfondire l'articolo apparso su "Il Corriere della Sera"
Pubblicato il 05 agosto 2025