“LAVORO FUORI”: il primo Recruiting day nella Casa circondariale di Lecce

Colloqui di lavoro tra aziende e persone detenute

Un vero e proprio recruiting day, con colloqui di lavoro tra dieci imprese del territorio e 25 persone detenute, quello che si è tenuto per la prima volta venerdì 7 novembre nella Casa circondariale di Borgo San Nicola, a Lecce. L’inedito appuntamento presso il penitenziario salentino ha chiuso la seconda edizione di Qui non c’è Lavoro Festival, organizzato da ARPAL Puglia nell’ambito delle attività de “Il Camper del Lavoro”, frutto della coprogettazione con gli Enti del Terzo Settore Consorzio Mestieri Puglia, Cefas e Sale della Terra.

Il recruiting day è nato su indicazione del prefetto di Lecce, Natalino Manno: l’input è stato pienamente accolto da ARPAL Puglia che, insieme alla direzione della Casa Circondariale e ad un ampio partenariato, porta avanti da oltre un anno il progetto “Lavoro F.U.O.R.I.” (Formazione Unita a Orientamento per il Reinserimento e l’Inclusione).

Prima dei colloqui di lavoro, si è tenuto un momento di confronto, moderato da Barbara Rodio, responsabile Area Sostegno all’Inclusione Attiva dell’Ambito di Lecce di ARPAL: ad intervenire sono stati Gianluca Budano, direttore di ARPAL Puglia; Maria Teresa Susca, direttrice della Casa Circondariale; Marta Basile, dirigente U.O.Coordinamento Servizi per l’Impiego Ambiti Lecce e Brindisi-Taranto di ARPAL; Roberto Marti, presidente regionale di Piccola Industria di Confindustria Puglia; Piero Rossi, garante regionale della Puglia per i diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.

“La giornata di oggi - ha detto nelle sue conclusioni il Prefetto Natalino Manno - rappresenta un’ulteriore dimostrazione della solidarietà del tessuto socio-economico salentino a protezione delle fasce vulnerabili della società. Nell’ultimo anno, la Prefettura, nell’esercizio della mission di miglioramento dei livelli di coesione sociale, ha rivolto particolare attenzione alle persone private della libertà personale, a dimostrazione della vicinanza dello Stato e dell’intenzione di non lasciare nessuno indietro. Tante iniziative sono state promosse d’intesa con la Direttrice Susca, a cominciare dal miglioramento dell’assistenza sanitaria all’interno della Casa Circondariale, con il forte impegno dell’ASL, della Clinica Città di Lecce, del Rotary Club Lecce e dell’Emporio della Solidarietà, sino ad arrivare all’organizzazione di molteplici iniziative culturali, teatrali e solidaristiche tese a mettere al centro i detenuti, ai quali la società deve guardare come un buon padre di famiglia che tende la mano al figlio pronto a rimediare ai propri errori. Ogni persona che torna a delinquere é una sconfitta per la società, sintomo che non si è fatto abbastanza nel percorso di attuazione dei valori costituzionali di uguaglianza e dignità della persona. Per questo abbiamo fortemente voluto l’incontro di oggi, per il quale ringrazio ARPAL, nella consapevolezza che il lavoro é il fondamento su cui poggia la nostra Repubblica, oltre che il mezzo fondamentale di realizzazione della persona. Auspico che l’incontro di oggi possa far germogliare nuovi semi di speranza e di riscatto per le persone detenute, alle quali desidero ancora una volta esprimere la vicinanza della Prefettura e di tutta la rete salentina. Ringrazio ancora una volta le istituzioni e le associazioni di volontariato che hanno aderito convintamente al progetto, oltre che la OTB Foundation presieduta dal maestro Renzo Rosso, che ha sostenuto questo progetto di integrazione socio-lavorativa mettendo a disposizione 500 pezzi di denim a favore della Casa Circondariale. Non posso dimenticare poi l’impegno sia della OTB Foundation che della Fondazione Armani che, grazie alla donazione di tessuti, hanno sostenuto anche il progetto Made in Carcere. Sono convinto che, proseguendo su questa strada, la comunità salentina saprà distinguersi ancora una volta per la sua generosità e attenzione al prossimo”.

“Questo primo recruiting day in carcere – ha rimarcato Gianluca Budano, direttore di ARPAL - rafforza il posizionamento dell’Agenzia regionale pubblica per le Politiche attive del lavoro nei confronti di chi prioritariamente non ha la capacità o la possibilità di autodeterminarsi perché vive delle barriere, in questo caso quelle del carcere ma anche del pregiudizio. Si tratta di una prima attività sperimentale che contiamo di rendere stabile in tutti gli istituti penitenziari pugliesi, sperando di farla diventare una sorta di nuovo livello essenziale delle prestazioni, per far sì che la pena diventi realmente rieducativa e che la macchina pubblica dia concreta possibilità di reinserimento sociale a questi cittadini. L’obiettivo è anche quello di prevenire il rischio di recidiva, nonché di evitare l’estensione dello stigma nei confronti dei familiari e dei figli in particolare”.

Ogni settimana, gli operatori e le operatrici dei Centri per l’impiego incontrano i detenuti per colloqui di orientamento. Sono cento quelli per cui si è già proceduto alla profilazione (dodici donne e 88 uomini). Si tratta di persone in regime di semilibertà oppure che godono di permessi premio o che usufruiscono della possibilità offerta dall’art.21 dell’Ordinamento Penitenziario, vale a dire il beneficio di poter uscire dal carcere per svolgere un’attività lavorativa all’esterno.

“Una parte delle persone detenute prese in carico dai Centri per l’impiego – ha dichiarato la dirigente di ARPAL Marta Basile – si è dimostrata pronta per sostenere i colloqui con dieci realtà produttive attive nei settori dell’edilizia, falegnameria, sartoria, commercio e alberghiero. Ringraziamo ad una ad una le imprese che hanno risposto alla nostra chiamata e siamo fiduciosi sulla possibilità che si possa ampliare il ventaglio delle opportunità, grazie al fronte comune interistituzionale che si è costituito con Lavoro F.U.O.R.I.”.

Tale progetto, infatti, come detto da Maria Teresa Susca, direttrice della Casa circondariale di Lecce, “rappresenta una valida opportunità per le persone detenute sotto molteplici aspetti. Consente una attività di profilazione dei detenuti prima ancora di accedere al mondo del lavoro, così da individuare competenze e abilità professionali nonché aspirazioni lavorative, utili a favorire l’incontro domanda-offerta, costituendo una concreta possibilità di reinserimento socio-lavorativo e un deterrente contro la recidiva”.

“Tutti quanti – ha affermato il garante regionale Piero Rossi – auspichiamo la replicabilità, in tutti gli istituti di pena pugliesi e in altre parti del territorio nazionale, di questa straordinaria opportunità di dislocare gli interventi istituzionali di ARPAL in un penitenziario. La centralità della profilazione e dell’assessment permette la ricerca delle migliori opportunità per coloro che devono essere formati: le persone detenute, infatti, scontano l’incapacità di affrontare un lavoro, in quanto scarsamente formati, molto di più rispetto al pregiudizio sulla provenienza dal sistema penitenziario. ARPAL ha fatto un lavoro eccellente di cui siamo orgogliosi”.

Pubblicato il 10 novembre 2025