La digitalizzazione dei Centri per l’impiego, i dati del monitoraggio 2022
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La digitalizzazione dei Centri per l’impiego, i dati del monitoraggio 2022

Negli ultimi anni tutti i Paesi europei hanno introdotto significative riforme in materia di ammodernamento dei servizi per l’impiego. L’Italia, con il piano di potenziamento infrastrutturale dei Centri per l’impiego del 2020, ha puntato al rafforzamento delle competenze e del numero degli addetti, alla digitalizzazione dei servizi, e al potenziamento infrastrutturale e ammodernamento degli uffici esistenti.
Il percorso verso la digitalizzazione dei CPI si è svolto nel pieno dell’emergenza sanitaria, quando i centri per l’impiego del paese hanno da subito dovuto chiudere i propri sportelli e successivamente gestire i rapporti col pubblico rispettando rigorosi principi di distanziamento. Le soluzioni organizzative sperimentate durante l’emergenza sanitaria sono state la base su cui sviluppare una nuova modalità di interazione con i cittadini e le imprese nonché di erogazione delle funzioni tradizionalmente effettuate in presenza.
I dati del monitoraggio 2022, pubblicati da Anpal nella nota “La digitalizzazione post Covid”, mostrano che che nell’ultimo anno il 73,6% dei CPI ha beneficiato degli investimenti in nuove attrezzature pianificati da Regioni e Province autonome, sostituendo o incrementando la propria dotazione informatica. Questo processo ha riguardato in modo diverso i territori che esprimono fabbisogni e condizioni di partenza molto differenziate anche al loro interno: al di sopra del dato complessivo si collocano alcune regioni come Puglia, Umbria e Valle d’Aosta che vedono la totalità dei propri CPI (100%) potenziare la propria infrastruttura tecnologica.
A livello nazionale l’indagine rileva che la percentuale dei CPI che considera complessivamente la propria dotazione informatica adeguata è cresciuta rispetto al periodo precedente l’inizio dell’emergenza sanitaria e dell’approvazione dei piani di potenziamento, passando dal 46% registrato nel monitoraggio del 2019 all’attuale 61%.
Nel confronto con il passato sono aumentati anche i Cpi che considerano adeguato il proprio collegamento in rete (67,4%), anche se in questo caso lo scarto è minore e limitato a più tre punti percentuali. Il dettaglio per Regione evidenzia anche in questo caso la presenza di situazioni territoriali totalmente differenti tra aree geografiche.
A distanza di mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria, il fatto che il 60% dei Cpi italiani eroghi servizi tradizionali in modalità digitale, sia pure con forti divari territoriali tra Centro Nord e Sud, testimonia il fatto che i cambiamenti introdotti (dapprima per necessità, poi sempre di più per deliberata scelta organizzativa) stanno diventando progressivamente patrimonio del modello di funzionamento del sistema, al suo interno e verso le utenze.
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“La digitalizzazione post Covid” qui
Pubblicato il 06 marzo 2023