#40 - Match point. Colmare il divario tra competenze, demografia ed AI. Quali priorità per i CEO italiani

Il mercato del lavoro italiano si trova ad affrontare una trasformazione profonda, determinata dalla convergenza di tre dinamiche strutturali: la contrazione demografica, la rapida obsolescenza delle competenze e la progressiva diffusione dell'Intelligenza Artificiale. Dallo studio “Match point. Colmare il divario tra competenze, demografia ed AI. Quali priorità per i CEO italiani” - realizzato da UN Global Compact Network Italia in collaborazione con The European House – Ambrosetti -  emerge un quadro complesso che richiede priorità chiare e interventi tempestivi da parte dei vertici aziendali.

L'inverno demografico, il cui inizio risale al 1975, ha reso l'Italia il Paese più anziano dell'Unione Europea, con un'aspettativa di vita media di 83,5 anni. Le ricadute sul sistema produttivo sono dirette: contrazione del bacino di reclutamento e invecchiamento della forza lavoro. Nel 2026, il 44,8% delle assunzioni programmate dalle imprese risulta di difficile reperimento, con tempi medi di attesa che raggiungono i 4,7 mesi. La criticità appare marcata soprattutto per i profili tecnici e operativi, con un picco di reperibilità complessa per gli operai specializzati che attinge il 61,8%.

A questa dinamica si aggiunge la dispersione dei giovani talenti: tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha registrato un saldo migratorio negativo di 441.000 giovani tra i 18 e i 34 anni (il 93% dei quali laureati), toccando un vertice di oltre 61.000 uscite nel solo 2024. Al contempo, rimane sottoutilizzato il bacino delle lavoratrici femminili, caratterizzato da circa 15 milioni di donne inattive (5 milioni in più rispetto agli uomini). Su questo scenario incidono pesantemente le barriere legate alla genitorialità: il 49,9% delle donne teme ripercussioni professionali con la nascita di un figlio (contro il 24% degli uomini), in un contesto in cui la copertura degli asili nido si attesta al 31,6% dei bambini sotto i tre anni.

Nel nostro Paese i salari reali sono fermi da trent’anni e la produttività è cresciuta meno che in qualsiasi altra grande economia avanzata. Sul fronte tecnologico, tra maggio 2025 e febbraio 2026 il divario tra la domanda di competenze digitali avanzate negli annunci di lavoro e l'effettiva disponibilità nella forza lavoro è salito dal 14,6% al 18,6%. Se l'AI adottata dal 53,1% delle grandi aziende (con oltre 250 addetti) contro il 15,7% delle PMI (10-49 addetti) può compensare il calo demografico, la sua integrazione organizzativa resta ancora embrionale, con solo il 3% delle imprese che ha delegato interi processi alla tecnologia.

Per le imprese, gestire efficacemente tali mutamenti demografici e tecnologici non rappresenta più un'opzione, bensì un requisito essenziale per mantenere la competitività. Gli amministratori delegati e i presidenti sono dunque chiamati a sviluppare la formazione continua come infrastruttura strategica (oggi solo il 38% delle aziende coinvolge più del 30% dei dipendenti in percorsi di upskilling e reskilling) e a promuovere politiche di welfare e flessibilità. 

In un mercato del lavoro in profonda trasformazione, guidato dall'innovazione dell'AI e dalle nuove sfide demografiche, in che modo i servizi pubblici per l'Impiego possono accelerare la loro evoluzione in veri e propri hub strategici, diventando i partner ideali per anticipare i bisogni delle imprese e valorizzare ogni singolo talento sul nostro territorio? 

Scarica lo studio completo

Per approfondire l'analisi e consultare i dati integrali, è possibile scaricare il report completo curato da UN Global Compact Network Italia e The European House – Ambrosetti al seguente link. 

 

Pubblicato il 21 ottobre 2026