Pagare per farsi assumere: l’ascesa del Reverse Recruiting tra IA e nuovi mercati
Pagare per farsi assumere: l’ascesa del Reverse Recruiting tra IA e nuovi mercati

In un mercato del lavoro in costante evoluzione, segnaliamo un approfondimento di estremo interesse pubblicato dalla redazione Economia de La Repubblica, dal titolo: “Pagare per farsi assumere: ora i candidati si affidano ai reverse recruiter. Con l’aiuto dell’IA”.
L'articolo analizza un'inversione di tendenza significativa: se un tempo erano esclusivamente le aziende a remunerare i recruiter per scovare i migliori talenti, oggi sono sempre più numerosi i candidati disposti a pagare degli intermediari per ottenere un impiego.
Che cos'è il Reverse Recruiting?
Il fenomeno, rilanciato inizialmente dal Wall Street Journal, vede i lavoratori affidarsi ai cosiddetti reverse recruiter per gestire attivamente la propria ricerca di lavoro. I modelli di business variano, ma presentano tratti comuni:
- Molti servizi prevedono che il candidato paghi una percentuale dello stipendio una volta accettata l'offerta;
- In alcuni casi, la quota può corrispondere al 20% della retribuzione del primo mese o arrivare al 10% del primo anno di stipendio per i servizi "premium";
- Altre agenzie applicano una tariffa fissa mensile (fino a 1.500 dollari) per inviare candidature sistematiche per conto del cliente;
Il ruolo dell'Intelligenza Artificiale e l'automazione
L'innovazione tecnologica gioca un ruolo centrale. Esistono servizi che utilizzano agenti IA, come "Lia", per connettere lavoratori e imprese. Queste tecnologie permettono di:
- Personalizzare e inviare messaggi in modo automatico alle aziende target, agendo per conto del candidato;
- Inviare fino a 100 candidature a settimana e contattare direttamente i dipendenti delle società d'interesse;
- Supportare team umani che curano il profilo LinkedIn e la revisione strategica del curriculum.
Le motivazioni dietro la scelta
Perché un candidato decide di investire una parte della propria retribuzione futura? Le ragioni individuate sono molteplici: dalla cronica mancanza di tempo alla paura di affrontare i processi di selezione, fino a situazioni più delicate di disoccupazione prolungata dove il servizio rappresenta "l’ultimo tentativo" per rientrare nel circuito lavorativo.
Pubblicato il 13 febbraio 2026