Quando lo smart working diventa continuo
Quando lo smart working diventa continuo

Nell’articolo di di Antonio Longo “Smart working, la flessibilità si paga con la connessione continua” un interrogativo su cui riflettere: quando finisce veramente la giornata di chi lavora in modalità agile?
E’ talvolta complicato quantificarlo visto che, in molti casi, lo smartphone, il computer e qualsiasi altro dispositivo continuano a ricevere notifiche di mail di varia urgenza. Un paradosso per questa società sempre in modalità online.
Nell’analisi di Eurofound “Working anytime, anywhere: The quality of working time in the EU”, secondo cui oggigiorno sarebbe più opportuno lavorare per obiettivi anziché in continuazione, il risultato è chiaro. Flessibilità non corrisponde a qualità delle attività svolte.
L’aspetto più rilevante interessa il riposo, spesso compromesso, perché il tempo libero, risparmiato negli spostamenti per andare e tornare dal posto di lavoro, viene impiegato in “extra”.
Dunque, se, in generale, il telelavoro crea maggior equilibrio vita privata-professionale espone le persone a un prolungamento delle proprie giornate, perché è cambiata la natura dell’orario di lavoro. Non contano le ore che si passano davanti ad un pc, ma le interruzioni che riguardano sfera personale/familiare e svago.
Pubblicato il 25 settembre 2026