Quanto paga una laurea
Quanto paga una laurea

La domanda che dà il titolo all'articolo è tanto semplice quanto cruciale per chiunque debba orientarsi nel mondo formativo: il titolo di studio universitario garantisce ancora un vantaggio retributivo? La risposta è affermativa, sebbene con un premio economico che risulta ridimensionato rispetto al passato recente.
L'indagine dell'Osservatorio JobPricing e i dati AlmaLaurea, analizzati dalla giornalista Anna Maria Angelone sulle pagine de La Stampa, evidenzia i seguenti dati strutturali:
- A fine carriera, un lavoratore laureato percepisce in media 26.869 euro in più rispetto alla sua prima retribuzione annua lorda
- per i lavoratori sprovvisti di un titolo universitario, l'incremento retributivo di fine carriera si ferma invece ad appena 6.424 euro
- il tasso di disoccupazione previsto per i laureati nel 2025 è quasi la metà rispetto a quello registrato tra i diplomati
- avere nel proprio curriculum un percorso di studio all'estero, anche solo parziale, fa lievitare il salario medio del 2,7% rispetto a chi è rimasto a studiare in patria
- dopo cinque anni dal conseguimento del titolo, chi possiede una laurea magistrale percepisce 1.847 euro netti mensili, recuperando e superando chi possiede solo una laurea triennale (1.770 euro netti al mese)
- nel 2025, il tasso di disoccupazione dei laureati è quasi la metà rispetto a quello dei diplomati.
Il distacco salariale tra laureati e diplomati è minimo all'ingresso per gli under 35. Nella fascia matura (45-54 anni), il vantaggio retributivo per i laureati è passato dal 68% del 2020 al 49% del 2025. A pesare su questa contrazione sono la prevalenza di PMI (che tendono a premiare le capacità operative limitando le carriere per i profili ad alta qualifica), la scarsità di settori ad alta intensità di conoscenza, le progressioni salariali lente a inizio carriera e gli effetti dei recenti rinnovi contrattuali
Dal punto di vista delle discipline, nella fascia 25-34 anni superano la retribuzione media annua lorda di 34.445 euro (riferita al 2025) le persone laureate in ingegneria, informatica, matematica, statistica e scienze economiche. Risultano invece svantaggiati sul fronte economico le lauree in scienze politiche e nelle discipline umanistiche, come storia, lingue e lettere.
L'inserimento professionale è rapido per chi possiede profili legati alle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), alle competenze digitali e all'intelligenza artificiale, alla transizione green e al settore medico-farmaceutico. Al contrario, i dati AlmaLaurea rivelano che il 36% delle persone laureate occupate nella fascia tra i 25 e i 34 anni risulta sovra istruito rispetto alla mansione effettivamente svolta, disperdendo così il rendimento economico del titolo conseguito.
Un ultimo aspetto rilevante riguarda la geografia della formazione: l'articolo conferma che studiare negli atenei del Nord Italia assicura salari medi più elevati, grazie a una maggiore interazione tra le università e l'economia del territorio ai fini dell'inserimento lavorativo.
Pubblicato il 01 ottobre 2026