Università e lavoro: come rispondere al calo demografico

Secondo Francesco Billari, rettore della Bocconi, il dato è inconfutabile.  In un'intervista al Corriere della Sera , ha ricordato che “Senza immigrazione, nel 2050 la popolazione italiana diminuirebbe del 16%”. Una possibile soluzione al problema sarebbe attirare persone di origine straniera qualificate, utilizzando le università come strumento di attrazione.

Tra il 2014 e il 2023, hanno lasciato il “Belpaese” più di un milione di italiane e italiani, per lo più in possesso di laurea. Per invertire questa tendenza sarebbe necessario offrire salari più adeguati, opportunità professionali e condizioni di lavoro migliori, ma anche un sistema economico che faccia da motore a tutto questo.

Nell’articolo “Università e lavoro, i problemi paralleli del declino demografico"  di  Guido Ascari e Riccardo Trezzi (Il Foglio, 28/08/2026) si prende infatti ad esempio l’Olanda che, grazie all’uso dell’inglese insieme all'olandese, alti stipendi e politiche del lavoro ha attirato studenti e studentesse da tutto il mondo. Tuttavia, nel tempo, il Paese ha introdotto restrizioni per limitare il loro afflusso a tutela della lingua nazionale. Questo perché l'attrattiva internazionale degli atenei rischierebbe di essere fine a se stessa se non supportata da un piano generale di sviluppo.

Dunque, sì all’apertura delle università al mondo, ma con una strategia che tenga in considerazione l’adozione di visti post laurea più semplici, contatti diretti con le imprese, compensi in linea con le competenze e che, soprattutto, sappia misurare il numero delle persone che arrivano per studiare e di quelle laureate che restano.

Sulla base di questa analisi, i corridoi lavorativi potrebbero essere un modello di immigrazione non universitaria a cui attingere. 

Pubblicato il 18 settembre 2026